lomarchetti@ - «Negli
anno '60 I partiti, per lo più, erano
macchine organizzate ed erano strutturare quali strumenti a base democratica,
dove i dirigenti, anche nella più piccola sezione (oggi circolo), in quella
stanza invasa dal fumo delle sigarette, discutevano e votavano su ogni
decisione grande o piccola che fosse… magari fino alle due di mattina. Nel
nostro caso raccontiamo di una riunione del comitato direttivo del Pci di un
piccolo paese che contava aggiornarti poco più di duemila abitanti. I compagni,
dopo le recenti elezioni comunali, erano infastiditi non solo per la cocente
sconfitta, ma perché il loro capogruppo dell’opposizione consiliare non perdeva
occasione per mettersi in mostra, tant'è che in modo irrituale, firmava con
tanto di nome e cognome i giornali murali affissi nella bacheca del partito. Il
capogruppo, durante quella riunione, si candidò pure a segretario della
sezione. A quel punto intervenne Tullio, uno storico militante, che
l’apostrofò: "Tu sei malato di
elefantiasi". Un'accusa non certo riferita alla malattia infettiva
parassitaria, tipica delle zone tropicali, ma per indicare la voglia di
grandezza personale del capogruppo. Da allora, nel piccolo borgo, il giudizio è rivolto come un’offesa a quanti nella vita
politico-amministrativa usano ogni occasione per mettersi in mostra, e mette in
ombra i propri collaboratori». Lorenzo M.
