massimo.tro@
- «Iole vive all’Elba,
isola di miniere e di ferro. Il bombardamento del 1943 la costringe ad
affrontare da sola l’occupazione tedesca e i lunghi mesi che precedono lo
sbarco alleato. Figlia di un anarchico, abita a Portoferraio e si mantiene come
lavandaia. Mario, un giovane vicino di casa, si accorge di lei,
dell’ostinazione del suo sorriso e della determinazione nelle scelte di ogni
giorno. Il 1944 è l’anno dello sbarco delle truppe alleate. Tra i soldati in
arrivo all’Elba c’è anche Ibrah, un fuciliere senegalese dell’esercito
coloniale francese. Ci sono corpi, nel romanzo: il corpo di Iole e quello di
Ibrah, i corpi delle donne e quelli dei soldati. Ci sono parole rubate,
impossibili da pronunciare perché portano con loro lo smarrimento davanti alle
ingiustizie. Se le storie non raccontate non esistono anche quando sono vere,
le parole ritrovate portano alla luce una vicenda realmente accaduta e scavano
nella domanda: chi è l’altro? Da lì ripartono per raccontare Ibrah e i suoi
fantasmi, Iole e il suo coraggio». Massimo
Trombi
