umbertocanovaro@ - Rubrica II “Del Offitio del Commissario”, 4° e ultima parte. In tutti questi nostri appuntamenti settimanali, non è mancata rubrica
nella quale non sia stato citato il Commissario, cioè il rappresentante del
Signore di Piombino e delle isole dell'Arcipelago,sul territorio di Rio. Dopo
avere visto tempo fa il suo giuramento alla nomina, cui seguiva l'insediamento
a palazzo, l'apertura del dibattimento,e l'ammissione del reato o la sua
discolpa, e la contumacia, seguiamo adesso i tempi e modi della giustizia da
lui amministrata: «Sia tenuto detto Commissario diffinire ogni lite si ventilasse dinanzi
di lui [in]fra trenta giorni utili, se già per le parti non si facesse
compositione o Compromesso; il qual tempo della compositione o compromesso non
s'intenda essere compreso nel'instantia e non s'intenda utile; e non si possa
allegare exceptione alcuna contra le domandite o libelli, pur (a meno che, nda)che
non manchino delle soprascritte parti. Aggiungendo che il Commissario o altri
di sua famiglia non possa comprare cose che si vendessero all'incanto, sotto
pena di restituire la Robba c'havessero compro e di più di lire Cento (!!)
applicati alla Cammera fiscale e il Commissario sia tenuto per tutti di sua
famiglia. Né possa dicto Commissario fare commandamento (dare sentenza, nda)
che passi lire cinque in Causa civile, salvo però i Commandamenti per le
facende del signore Illustrissimo (cioè quelle che gli venivano da lui
delegate, nda)e per cause di Tregue(cioè compromessi, nda), nelle quali per
obviare alli scandoli sia lecito fare comandamento in quel modo e forma li
parerà; e se fusse necessario mettere in Carcere qualunque recusasse fare detta
tregua, ne relassarlo fin che non haverà fatto quello [che] è giusto, lo possi
fare. Debba dicto Commissario ogni semestre pagare alla Comunità di Rio lire
sei per un balestro o vero per accozzare le mura della Terra». Dedico questa nota all'amico
Sergio Cignoni, scomparso nei giorni scorsi, che amava come me Rio Marina, Umberto Canovaro