7 settembre 2020

LA TERAPIA INTENSIVA NEI PICCOLI OSPEDALI NON È GARANZIA DI SICUREZZA: “Chi ci lavora non potrà avere quelle competenze e quella esperienza necessarie per curare un malato grave”

ilVicinato@ - Informazione da quinewsvolterra.it  - «La risposta alla richiesta di sicurezza delle cure erogate in ospedale che viene dai territori, non si realizza mettendo terapia intensiva nei piccoli ospedali, ma mettendoli in condizione di "stabilizzare" i malati gravi/critici, dotandoli di ciò che è necessario, e rendendo rapido e senza intoppi il trasferimento di quei malati negli ospedali con terapia intensiva (…) La terapia intensiva è garanzia di sicurezza? Sì, ma a determinate condizioni: 1) almeno 6-8 posti letto, da utilizzare in modo flessibile (intensivi e sub-intensivi); 2) un volume di malati gravi trattati ogni anno (non meno di 250-300) tale da garantire la acquisizione ed il mantenimento di competenza/pratica/esperienza clinica e assistenziale da parte del personale sanitario; 3) un ospedale dotato di tutte le specialità cliniche e diagnostiche necessarie per curare i malati gravi ricoverati in quella terapia intensiva. Se una terapia intensiva non ha queste caratteristiche, anziché essere garanzia di sicurezza è garanzia di non appropriatezza clinica (cure sbagliate al malato sbagliato), di mortalità eccessiva, di incapacità nel gestire le delicate questioni etiche che si presentano in terapia intensiva, oltre che spreco di risorse; chi ci lavora non potrà avere quelle competenze ed quella esperienza necessarie per curare un malato grave (…) I piccoli ospedali devono essere messi in condizione di: a) “stabilizzare” il malato critico (che arriva al pronto soccorso o che ha una grave complicazione imprevista durante un intervento chirurgico o che peggiora durante un ricovero) in 6-12 ore; b) rapidamente e senza intoppi frapposti dall’ospedale di riferimento dotato di terapia intensiva poter trasferire quel malato in una terapia intensiva attrezzata e adeguata per trattarlo perché di esperienza e competenza, capacità che mai potranno essere acquisite in terapia intensiva sottoutilizzate. Questo salva la vita al malato, e non la permanenza in una terapia intensiva non adatta». Dottor Paolo Malacarne, primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Cisanello