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| La casa di Tommasino |
ilVicinato@ - Informazione da facebook – M.
Gisella Catuogno: «È il due settembre 1849 e sono quasi le tre di un
pomeriggio tipicamente estivo: cielo terso, sole alto, mare teso di levante:
una filuga con la sua vela latina punta sul villaggio del Cavo, detto anche di
Capo Castello, per la torre di controllo posta sul promontorio che più si
spinge nel Canale di Piombino. La barca è occupata da cinque persone: il
capitano marittimo Paolo Azzarini, detto Ipsilonne, abitante a Rio Marina
sebbene ligure di nascita; il padre di lui; un marinaio di Capoliveri e due
fuggitivi, nell’occhio del mirino degli austriaci, dei papalini e delle guardie
del Granducato di Toscana. Il più prestante nel fisico, rosso di barba e di
capelli è Giuseppe Garibaldi, marinaio, generale, reduce di mille battaglie;
l’altro, agile e asciutto nel fisico, perciò chiamato da tutti Leggèro, è
maggiore ed è il più garibaldino tra i garibaldini. L’abbigliamento dimesso li
fa assomigliare a due commercianti che cercano sull’Elba nuove piazze per i
loro modesti prodotti (…) a San Bennato, Tommasino, che è generoso e cordiale
di carattere, invita Paolo Azzarini e i suoi ospiti a mangiare un boccone da
lui e a bere un bicchiere di vino: devono solo attraversare la strada! Tra
l’altro è solo, la moglie è andata a trovare la vecchia madre e possono fare
due chiacchiere insieme, prima di riprendere il mare (…)».
