9 gennaio 2025

RIO MARINA: LA PRESENZA MASSONICA

ilVicinato@ - «Un discorso sull'anticlericalismo, in questo periodo, conduce inevitabilmente anche alla massoneria. Aveva un bel dire Mastrogiovanni che “un anticlericalismo protestante non ha nulla a che vedere con quello massonico alla Giordano Bruno”. Questo era un discorso da sinistra, nella scia del socialismo più avvertito, ma metteva a disagio parecchia gente anche nella Chiesa valdese. La comunità di Rio Marina, per esempio, era nata per un genuino impegno di testimonianza evangelica, in una clandestinità carica di pericoli e quindi ancor più bisognosa di solidarietà e "complicità"; dei suoi membri, fin dagli inizi, si erano rivolti alla massoneria, e ricordiamo qui la chiara personalità evangelica di Angelo Quattrini. L'esponente della massoneria riese, dall'inizio del '900, era ancora un "anziano" valdese, Tito Peranzoni, mentre a Portoferraio ben presto si spengerà con la fiammata massonica anche il nucleo dei borghesi filo-protestanti. Il clero romano vedeva massoni dappertutto, in realtà negli anni 1913-14 era attiva solo una loggia, a Rio, ma i valdesi resteranno invischiati nel declino massonico all'Elba. Nel dicembre 1921 cattolici e fascisti riesi faranno la loro prima alleanza e sloggeranno (da via Palestro) i massoni: proprio al Banchetti toccherà non rifiutare un locale della chiesa che l'anziano Peranzoni domandava per riprendere le riunioni loro. È vero che la stampa cattolica per decenni aveva messo in un mazzo anticlericali, protestanti, massoni e socialisti, ma questi ultimi avevano preso decisamente le distanze. Per i protestanti invece l'equivoco massonico-anticlericale durò ben più a lungo». Luigi Santini (da Il Valdismo dalla crisi dello stato liberale al fascismo Rio Marina 1906 – 1926)