ilVicinato@ - «Un
discorso sull'anticlericalismo, in questo periodo, conduce inevitabilmente
anche alla massoneria. Aveva un bel dire Mastrogiovanni che “un
anticlericalismo protestante non ha nulla a che vedere con quello massonico
alla Giordano Bruno”. Questo era un discorso da sinistra, nella scia del socialismo
più avvertito, ma metteva a disagio parecchia gente anche nella Chiesa valdese.
La comunità di Rio Marina, per esempio, era nata per un genuino impegno di
testimonianza evangelica, in una clandestinità carica di pericoli e quindi
ancor più bisognosa di solidarietà e "complicità"; dei suoi membri, fin
dagli inizi, si erano rivolti alla massoneria, e ricordiamo qui la chiara
personalità evangelica di Angelo Quattrini. L'esponente della massoneria riese,
dall'inizio del '900, era ancora un "anziano" valdese, Tito
Peranzoni, mentre a Portoferraio ben presto si spengerà con la fiammata
massonica anche il nucleo dei borghesi filo-protestanti. Il clero romano vedeva
massoni dappertutto, in realtà negli anni 1913-14 era attiva solo una loggia, a
Rio, ma i valdesi resteranno invischiati nel declino massonico all'Elba. Nel
dicembre 1921 cattolici e fascisti riesi faranno la loro prima alleanza e
sloggeranno (da via Palestro) i massoni: proprio al Banchetti toccherà non
rifiutare un locale della chiesa che l'anziano Peranzoni domandava per
riprendere le riunioni loro. È vero che la stampa cattolica per decenni aveva
messo in un mazzo anticlericali, protestanti, massoni e socialisti, ma questi
ultimi avevano preso decisamente le distanze. Per i protestanti invece l'equivoco
massonico-anticlericale durò ben più a lungo». Luigi Santini (da Il Valdismo dalla crisi dello stato
liberale al fascismo Rio Marina 1906 – 1926)
