21 marzo 2025

UN STRANO PAESE, IL FUNERALE FASCISTA: AVANTI IL BARATRO!

lomarchetti@ «In quel paese il podestà non era fascista, era però un amico del direttore delle miniere, e non era nemmeno cattolico benché da qualche mese fosse stato firmato il concordato fra il Regno d'Italia e la chiesa cattolica. Quel podestà, quindi, non prendeva parte alle manifestazioni le quali di riffe o di raffe, coinvolgevano la chiesa "papista". Un giorno morì un fervente fascista, marcia su Roma e fascia littorio. La funzione era prevista nella chiesa di San Rocco. Il podestà, per le ragioni dette, fu sostituito dal vice podestà che non era noto per la padronanza della lingua italica. Nella sede del fascio locale furono fatte le prove di quello che doveva apparire un pomposo funerale di regime. La fiduciaria delle donne fasciste si raccomandò con il vice podestà perché all'atto d'ordinare la composizione del corteo funebre non usasse il termine bara al posto del più aristocratico feretro. Si dice che  “nostro”, la sera prima di coricarsi e la mattina appena sveglio, ripeté ad alta voce: "bara no! feretro sì! bara no! feretro sì! bara no! feretro sì!". Ed eccoci giunti al tanto atteso pomeriggio del funerale. Lui impettito, in rigorosa divisa nera, col megafono di cartone alla bocca e con tono marziale, comandò: avanti la bandinella, avanti il prete e i chierichetti, avanti... avanti... e dalla bocca gli uscì un sonoro "avanti il baratro". Dopo un attimo di stupore, dai presenti, compresi gli avanguardisti e le giovani italiane, si levò una risata collettiva perché il poveretto aveva fuso bara e feretro. Insomma, così andava l'Italia in quel piccolo paese stretto fra il mare e la miniera, ma non era una mosca bianca». Lorenzo M.