lomarchetti@ - «Lei
era una donna che non amava sottomettersi e forse per questo era rimasta
zitella, così come con il suo spirito intollerante al potere e alle
sopraffazioni, sin dal 1946 (dal primo voto alle donne) aveva sempre votato comunista.
Per lei, quindi, come per altre sue coetanee, anche La Proletaria, la
cooperativa “rossa" non era un semplice negozio, ma una specie di
santuario, dove non solo si risparmiava, e con la misera pensione ce n'era
bisogno, ma si faceva argine al potere dei "bottegai", e anche di
questo c'era bisogno. Anche quel giorno andò allo “spaccio” per fare la spesa e
comprò pure un pacco di biscotti col buco ma giunta a casa e aperta la
confezione, notò come all'interno ci fossero tracce di muffa. Che fare? Bisognava
impedire che qualche "avversaria" acquistasse i biscotti di quella
marca e sputtanasse la cooperativa. "Quella è gente che non aspetta
altro!", si disse. Così non fece né uno né due, e ritornò al negozio. Qui
aspettò pazientemente che intorno alla cassa non ci fosse nessuno poiché
nessuno doveva sentire quella “nefandezza”. Al momento giusto, quindi, si
avvicinò alla commessa e piano piano le sussurrò la "triste
scoperta". La signorina ispezionò la confezione e ad alta voce sentenziò
rimproverandola: "Ma che l'avete aperta a fa'!". E lei, bella
risentita, di rimando: "O che l'avevo comprata per soprammobile!".». Lorenzo M.
