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Rio Marina negli anni '80 era ancora in uso il detto di Terigi: "Fammi un
po’ vede’ il telegramma". Si racconta che un giovane e baldanzoso giovane
laureato in giurisprudenza, niente popo' di meno che alla Sapienza
di Roma, venne a insegnare nella locale scuola media Concetto Marchesi. Lui, che proveniva dalla Capitale, si sentì inadeguato a vivere in quel piccolo borgo, tant'è che ogni
mattina, quando si guardava allo specchio, si autocommiserava: "Ma come, un uomo
acculturato quale io sono, è stato relegato in un borgo di gente così ignorante?”. Una sera il "nostro" professorino, mentre partecipava a un pranzo
sociale nel locale circolo della vela, prese la parola e afferrato il microfono, disse: “Come fa uno come me a vivere rilegato in un villaggio di minatori, marinai e bottegai semianalfabeti come questo?”. E poi aggiunse: "Bene! La mia missione è riportare la cultura su questo territorio. Questa comunità, quindi, deve essere orgogliosa di ospitare un intellettuale del mio rango".
Dagli astanti si levò subito una voce risoluta che urlò: "Di’, ci
sei venuto o ti c’hanno chiamato? Se qualcuno ti c’ha chiamato, allora fammi un
po’ vede’ il telegramma”. E un livornese di passaggio rincarò: “Ma ti levi di
‘ulo!”. Insomma, corsi e ricorsi della storia». Lorenzo M.
