lomarchetti@ - «Quel
piccolo negozio al mercato era diventato il ritrovo dei fedeli di casa Savoia.
A loro bruciava il risultato del referendum istituzionale del ‘46: l'Italia era
una repubblica e in paese la monarchia aveva preso 784 voti contro (34,16%)
contro i 1.511 (65,84%) della repubblica. Loro tuttavia non si rassegnavano.
Così come non si rassegnava il Malatesta, chiamato in questo modo per la sua fede
anarchica, a vedere radunato quel manipolo di nostalgici della monarchia sabauda
che tanti lutti avevano provocato al popolo. Il Malatesta ogni mattina passava
davanti a quel negozio, si affacciava alla porta e urlava: "Abbasso la
monarchia, viva la libertà", e poi, per evitare di scambiare una parola con
“quegli inutili”, s'infilava nel forno del Mercantelli, dove comprava il pane
per la famiglia. Quella mattina, però, udì che il capo della congrega
raccontava: “Alla riunione a Castagneto c’era il conte della Gherardesca, il
marchese Ricasoli e il conte D'Amelio in rappresentanza della casa reale,
insomma, eravamo fra di noi!”. All’affermazione “fra di noi” il nostro
Malatesta non riuscì a trattenersi e urlò: “E tu che ci facevi, spiantato che
non sei altro, in mezzo a tutta quella feccia?”. I monarchici rimasero
ammutoliti e il Malatesta, come liberato da un peso, se ne andò a comprare il pane». Lorenzo M.
