lomarchetti@ - «In
quel paese di minatori e marinai capitavano i "forestieri", questi
erano capiservizio della società mineraria, impiegati delle poste, della dogana
e della banca, o agenti delle forze dell’ordine. In quel paese, allora come
oggi, o rimanevi simpatico e allora diventi loro amico, oppure, se fiutano che avevi
la puzza sotto il naso, t'isolavano e scaricano senza troppi complimenti. E per costoro
erano riservate due penalità: la “sacchettata di bottino” e la “la corsa parigina”.
La prima consisteva in un sacco di iuta, riempito di liquame che i giovanotti
lanciavano sul malcapitato da sopra l’Archi, cioè il viadotto in muratura che
fino agli anni '50 tagliava in due il paese su cui passavano i vagoni che dalla
laveria trasportavano il minerale di ferro nel recinto. La corsa parigina,
invece, consisteva nell’andare di slancio dietro una persona e con una mano sul
collo e l'altra sulle natiche, spingere il prescelto per qualche decina di
metri. Si dice che un giorno alcuni bontemponi fossero su una panchina degli
Spiazzi, quando uno di loro adocchiò un passante gracile e mingherlino, e
disse: “Guardate, passa Pecorino (l'aveva già soprannominato così a causa della somiglianza con quell'animale). Che disgusto! Ma chi si crede d’esse? Se fosse
alto poveri noi”. Mario aggiunse: “Tutto lui e gli altri nulla!”. Luigione che
era un omone alto quasi due metri e pesava oltre centoventi chili, commentò: “Ora
lo aggiusto io, stamani in banca m’ha domandato chi ero e da dove venivo. Pensate,
l’ha chiesto a me che qui ci sono nato e ci vivo! L’ha chiesto lui che chissà
da dove viene”. Luigione nell’attimo prese la rincorsa, afferrò da dietro l’uomo
il quale non riusciva nemmeno a mettere i piedi a terra, e urlando: “Pecorino,
pecorinaccio, ora ti metto a posto io”, giunsero fino a dove la terrazza degli
Spiazzi si congiunge con il molo. Qui Luigione mollò la presa e lo sventurato
si voltò col volto bianco cadaverico. Luigione, senza scomporsi, lo guardò e
disse: “Non sei Pecorino, mi parevi lui”. Quell’uomo era un rappresentante di
commercio, insomma un “viaggiatore”, che si guardò bene da rimettere piede il
quel "pericoloso" paese di minatori e marinai». Lorenzo M.
