lomarchetti@ - «Quanti lasciavano il loro paese per trovare un
lavoro sulla terraferma o in mare, cantavano questo motivetto: “Con un piede
sula staffa e l’antro sulla banchina, ti saluto Rio Marina chissà quando ti
rivedrò”. La mia famiglia nei primi anni ’60 si trasferì da Rio Marina a
Piombino e per me che avevo nove anni, quel braccio di mare parve un immenso
canale, lasciavo i miei amici di sempre, i compagni di scuola, la valle di
Riale, la collina delle Perelle, il monte Fico. Insomma, lasciavo i miei
conoscenti e lo scenario dove avevo vissuto, fantasticato un mondo di gnomi,
pirati, corsari, cow-boy, indiani, tutti i personaggi della mia fantasia. La
mia mamma, consapevole di tutto questo, pensò bene di inviarmi a Rio nei fine
settimana da mia nonna paterna, Ninetta “La Mercantelli”. Così la mamma mi
accompagnava alla fermata dell’autobus per il porto di Piombino, che era all'inizio del
viale Regina Margherita, dove mi affidava a qualche paesana di passaggio. Al
molo di Rio, sceso dal “postale” della Navigazione Toscana sulla barca del
Tani, nella banchina c’era mia nonna che mi portava a casa. Di Ninetta mi è
rimasto il ricordo del pranzo che mi preparava, di solito, bucatini al pomodoro
con un’abbondante grattata di formaggio parmigiano. Mia nonna, però, morì nel
1963, allora nei miei weekend piaggesi, quando l’altra mia nonna Silvia, quella
materna cheviveva con noi, rimaneva a Piombino, la mia mamma mi "spediva" da zia
Rosina “dell’Occhi di Grazia”. La quale, siccome oramai ero grandino, la sera
prima di addormentarci amava raccontarmi i pettegolezzi di paese che io
assimilavo come una spugna e giunto a Piombino, spiattellavo con novizia di
particolari ai miei familiari. A zia Rosina, con sua grande meraviglia, misi la
luce elettrica per le scale anche se avevo appena dodici anni... poi a sedici
incontrai i comunisti e la mia vita cambiò insieme ai miei interessi». Lorenzo M.
