lomarchetti@ - «Lui
non era isolano, veniva da una cittadina della Toscana, ma in quel nuovo paese
ricopriva un ruolo importante che mantenne anche dopo il giugno '44, quando
anche a Rio giunsero le truppe di liberazione. Lui, fino allora, era stato
parte del piccolo manipolo di gerarchi locali del regime fascista. Negli anni successivi, fu ricordato quale gran
cerimoniere nei raduni e nelle cerimonie funebri del regime. Lui, con tanto di camicia nera e
montura d'ordinanza, si metteva impettito ai piedi della bara e con voce
tonante urlava: “Camerata… (chiamava per cognome il defunto)", poi
estraeva il pugnale d’ordinanza, che innalzava verso il cielo, e insieme ai
presenti urlava: "Presente!". Poi nel ’46 ci fu il referendum e gli
italiani scelsero la repubblica, e lui si adeguò alla nuova era, e altrettanto
fece qualche anno dopo con l'arrivo della società dei consumi. Il figlio,
entusiasta dei tempi moderni, volle una vespa, e lui la comprò. Il figlio lo
volle portare al viaggio d’inaugurazione, e lui salì dietro, al posto del
passeggero. I due raggiunsero la piazza
di Rio Elba, dove festeggiarono il nuovo veicolo. Così, come costumava negli
anni '60, "bagnarono" la vespa con una bella e sana sbicchierata al
bar di Danilo. Poi risalirono sulla due ruote celestina: il figlio alla guida e
il babbo ancora dietro. Lui, però, vecchio e navigato, si accorse che il figlio
era in difficoltà sia a causa
dell'inesperienza sia per i troppi gomiti alzati (brindisi), quindi cominciò a
dire, prima piano e poi sempre più forte:
"Corrado vai piano. Corrado
bada si ‘asca". E Corrado, più confuso che persuaso, frenò e prese in
pieno la fontina posta all'uscita del paese. I due, senza gravi conseguenze,
finirono a terra. Il commento del babbo, superato lo spavento e scossasi un po'
di polvere di dosso, fu: "Corrado, te l'avevo detto che si ‘ascava!"». Lorenzo M.
