6 ottobre 2025

DALLA GLORIA ALLA POLVERE: “Corrado, te l’avevo detto che si ‘ascava!”

lomarchetti@ «Lui non era isolano, veniva da una cittadina della Toscana, ma in quel nuovo paese ricopriva un ruolo importante che mantenne anche dopo il giugno '44, quando anche a Rio giunsero le truppe di liberazione. Lui, fino allora, era stato parte del piccolo manipolo di gerarchi locali del regime fascista.  Negli anni successivi, fu ricordato quale gran cerimoniere nei raduni e nelle cerimonie funebri del  regime. Lui, con tanto di camicia nera e montura d'ordinanza, si metteva impettito ai piedi della bara e con voce tonante urlava: “Camerata… (chiamava per cognome il defunto)", poi estraeva il pugnale d’ordinanza, che innalzava verso il cielo, e insieme ai presenti urlava: "Presente!". Poi nel ’46 ci fu il referendum e gli italiani scelsero la repubblica, e lui si adeguò alla nuova era, e altrettanto fece qualche anno dopo con l'arrivo della società dei consumi. Il figlio, entusiasta dei tempi moderni, volle una vespa, e lui la comprò. Il figlio lo volle portare al viaggio d’inaugurazione, e lui salì dietro, al posto del passeggero.  I due raggiunsero la piazza di Rio Elba, dove festeggiarono il nuovo veicolo. Così, come costumava negli anni '60, "bagnarono" la vespa con una bella e sana sbicchierata al bar di Danilo. Poi risalirono sulla due ruote celestina: il figlio alla guida e il babbo ancora dietro. Lui, però, vecchio e navigato, si accorse che il figlio era in  difficoltà sia a causa dell'inesperienza sia per i troppi gomiti alzati (brindisi), quindi cominciò a dire, prima piano e poi sempre più forte:  "Corrado vai piano.  Corrado bada si ‘asca". E Corrado, più confuso che persuaso, frenò e prese in pieno la fontina posta all'uscita del paese. I due, senza gravi conseguenze, finirono a terra. Il commento del babbo, superato lo spavento e scossasi un po' di polvere di dosso, fu: "Corrado, te l'avevo detto che si ‘ascava!"». Lorenzo M.