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- «Rosangela era un’amica di mia nonna molto
brava nell’affibbiare i soprannomi, in modo particolare alle persone che non le
piacevano. Nell’assegnazione seguiva dei criteri molto rigidi: partiva dai
difetti fisici, così c’era Muso ciatto, una donna con un volto non sporgente e
quindi piatto, c’era Damigiana senza collo era una donna bassa e grassa con la
stesa attaccata al corpo, il Moretto del Vaccari, invece, era un uomo scuro di carnagione
con un baffetto nero che compariva sulle confezioni di una nota pasta
dell’epoca. Un altro criterio di Rosangela era riferito ai bisogni del corpo, così
troviamo Fame dopo cena, era un uomo mai sazio di quello che mangiava. C’era
pure quel tizio che si era impossessato di beni altrui con l’inganno, che lei aveva
battezzato l’Usurpatore. Il suo capolavoro, però, era il soprannome affibbiato
a un uomo burbero e da lei giudicato molto cattivo e spietato: Caifasso, emulato
da Caifa (nell’immagine) il sommo sacerdote e capo del sinedrio che fece
arrestare Gesù e ne chiese la morte in croce. Proviamo ora a immaginare un
racconto della nostra vecchia signora: “L’altro giorno ero pe’ la via di Rio e
venivo da te, quando non ti vado a incontra’ Muso ciatto e Damigiana senza
collo, chissà dove andavano a getta’ l’ovo quelle due capaci di tutto. Dalla finestra
s’è affacciato Fame dopo cena, che per quanta voce aveva ha urlato alla moglie
di rientra’ presto perché lui doveva mangia’. Poi vado più avanti e ho visto l’Usurpatore
che veniva giù insieme al Moretto del Vaccari, allora per non incontrarli ho
dovuto attraversa’ la strada ma so’ cascata dalla padella alla brace, perché da
dietro un albero è spuntato quel maledetto di Caifasso che ma dato una sguerciatura
che, se poteva mi fulminava, ma io da sotto il grembiule l’ho preso a picce di
corne”. Larga la foglia, stretta la via
dite la vostra che ho detto la mia…».
Lorenzo M.
