4 febbraio 2026

RIO MARINA, COS’ERANO LE “ASTE DI PROVETTA” DEI LACCONI, CONTROLLATE DALL'UFFICIO DELLE VISTE

lelio.giannoni@- «Nell'Ufficio delle Viste a capo c'era Pietro Muti (Pietrino il Prete) e con lui il mio prozio Vittorio Boncristiani. Da quell'ufficio con i binocoli controllavano anche le aste di provetta dei lacconi per determinare il peso del minerale caricato. Questo sistema abbastanza empirico, già in uso da moltissimi anni, era ancora praticato nel 1889, quando l’ingegnere della Società Elba, propose all’ispettorato del Corpo delle miniere un metodo un po’ più sofisticato e attendibile, basato sui cosiddetti provini. Questi consistevano in tubi di metallo (ferro o rame) che partendo dalla coberta arrivavano a contatto dell’acqua attraverso un buco nella chiglia. Dentro il tubo scorreva un’asta graduata attaccata a un galleggiante. Mano a mano, quindi, che il bastimento s’immergeva e l’acqua saliva su per il tubo, sollevando il galleggiante, si evidenziavano sull’asta le tacche con i valori corrispondenti al carico raggiunto. Per una rilevazione più precisa, anche con l’onda, furono, poi, installati due provini per ogni bastimento, uno a prua e l’altro a poppa, ognuno dei quali segnava la metà del peso, perciò sommando i valori dei due provini si otteneva il carico totale. Prima il peso lo valutava a occhio un impiegato esperto». Lelio Giannoni