lelio.giannoni@- «Nell'Ufficio delle Viste a
capo c'era Pietro Muti (Pietrino il Prete) e con lui il mio prozio Vittorio
Boncristiani. Da quell'ufficio con i binocoli controllavano anche le aste di
provetta dei lacconi per determinare il peso del minerale caricato. Questo sistema
abbastanza empirico, già in uso da moltissimi anni, era ancora praticato nel
1889, quando l’ingegnere della Società Elba, propose all’ispettorato del Corpo
delle miniere un metodo un po’ più sofisticato e attendibile, basato sui
cosiddetti provini. Questi consistevano in tubi di metallo (ferro o rame) che
partendo dalla coberta arrivavano a contatto dell’acqua attraverso un buco
nella chiglia. Dentro il tubo scorreva un’asta graduata attaccata a un
galleggiante. Mano a mano, quindi, che il bastimento s’immergeva e l’acqua
saliva su per il tubo, sollevando il galleggiante, si evidenziavano sull’asta
le tacche con i valori corrispondenti al carico raggiunto. Per una rilevazione
più precisa, anche con l’onda, furono, poi, installati due provini per ogni
bastimento, uno a prua e l’altro a poppa, ognuno dei quali segnava la metà del
peso, perciò sommando i valori dei due provini si otteneva il carico totale.
Prima il peso lo valutava a occhio un impiegato esperto». Lelio Giannoni
