19 marzo 2026

METODI MASCHILISTI E SPOSINA PUNTUALE COME IL TRENO DI CAMPIGLIA...

lomarchetti@ «La giovane ragazza, quando morì la futura suocera, si prese cura del suocero, del cognato e, ovviamente, pure del fidanzato. Ogni mattina, dopo che i tre uomini erano usciti per andare al lavoro in miniera, ma solo allora per evitare pettegolezzi del vicinato, lei andava nella loro abitazione, dove faceva le pulizie domestiche, lavava i piatti, rifaceva i letti e poi prendeva i panni sporchi che nel pomeriggio avrebbe lavato ai “pozzi pubblici”, nei pressi della chiesa di Santa Barbera. Dopo, con la bagnarola in testa aggiustata sul ciorcello, sarebbe ritornata nella casa del suocero, dove avrebbe steso e preparato sia la cena sia il convio per il giorno dopo. Insomma era proprio una “brava donnina di casa”, come sentenziò il suocero che disse al figlio, con voce di comando, di accelerare le pratiche in chiesa e in municipio per convolare a nozze quanto prima.  Il matrimonio, coma allora si costumava, fu celebrato da padre Diodato nella chiesa di San Rocco, ma i due nubendi, dopo il pranzo in famiglia, non partirono per il viaggio di nozze perché, così fu detto, già si percepivano i primi bagliori della seconda guerra mondiale ed era meglio non muoversi dall’Isola, ma in verità era la misera paga di miniera dello sposo non lo consentiva. Così i due giovani sposi poterono consumare il loro matrimonio nella camera di famiglia a loro ceduta, di malavoglia, ma quella era l’usanza, dal padrone di casa oramai vedovo. Il giovane piccioncino, la mattina dopo si alzò e siccome la piccioncina non aveva preparato né la colazione né il convio, lui la giustificò dicendo al padre: “Lei e di là che dorme, sarà per la nottata che ugnò dato”. La mattina, però, dopo stessa domanda e stessa giustificazione. La terza mattina lui prese il bugliolo dell’acqua, che bella gelata versò addosso alla sposina ancora addormentata. Lui si vantò coni compagni di lavoro che la moglie da quella mattina: “Si alzò da letto puntuale, come se fosse il treno di Campiglia”. Larga la foglia, stretta la via dite la vostra che ho detto la mia…». Lorenzo M.