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- «Siamo alla metà degli anni ’70
nell’ufficio anagrafe dove, troviamo Neva, un’anziana impiegata che nel suo
lavoro, anche se non richiesta, predispone le pratiche per le “pensioni
privilegiate” per familiari delle vittime di guerra, che poi trasmette alla sua
amica e paesana Olga Giannullo che lavora alla Direzione provinciale del tesoro. Sono
molte le proposte delle pensioni predisposte da Neva, alcune sono andate a buon
fine, altre no. Fra quest’ultime citiamo quelle di una madre il cui figlio è
morto durante la seconda guerra mondiale, ma di cui non è possibile ritrovare
tutta la documentazione necessaria e indispensabile per concludere l'attività
con successo. Neva si è data da fare, come pure l’amica Olga che si è prodigata
perfino con il ministero a Roma, ma nulla, non c’è stato niente da fare. La
vecchia madre, colta da aterosclerosi, si presenta quasi ogni giorno
all’ufficio anagrafe e chiede se le è arrivata la pensione. L’impiegata,
con molta calma, cerca di rassicurarla e le dice di pazientare, finché una
mattina nei corridoi del palazzo comunale si ode un grido disperato: “Giovanotti,
venite. Levatimela di torno, non ce la faccio più!”. I giovanotti chiamati in
soccorso da Neva sono i tre giovani impiegati, poco più che ventenni, i quali
accorsi all’ufficio anagrafe, vengono asapere che l’anziana signora ha detto: “Neva,
lo so che sei sulle spese perché hai comprato la casa dove abiti con la tua
mamma. Lo so che i soldi della mia pensione, compresi gli arretrati, ti fanno
comodo, però, mettiti un tanto il mese e restituiscimi quel che ti sei presa”.
Chi ha conosciuto la signorina Neva, mette la mano sul fuoco a difesa della sua
onestà. Larga la foglia, stretta la via
dite la vostra che ho detto la mia…».
Lorenzo M.
