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- «La mia famiglia si era trasferita a Piombino
e abitavamo in un bilocale in via Vittorio Emanuele, allora Corso Engels, nello
stesso pianerottolo, dove viveva la zia della mia mamma, con il marito e i
figli Ennia ed Ennio. Quest’ultimo, che aveva quindici annidi di me, studiava
per “prendere i fogli da padrone”. Io avevo undici anni e non mi lasciavano uscire
da casa se non accompagnato, quindi, fatti i compiti, non sapevo come passare
il tempo, e allora andavo da Ennio. Questo era intento a studiare sul Manuale
del padrone marittimo, perché, scelta la via del mare, voleva diventare padrone
marittimo, cioè quella persona che ha il comando di un’imbarcazione che viaggia
nel Mediterraneo e non supera le 2.000 tonnellate. Io seguivo attentamente
quello che Ennio leggeva e ripeteva ad alta voce, così come lo accompagnavo al
porto dal nostro zio Lido Miele, che era al comando di un rimorchiatore della
ditta Neri. Con lui, Ennio, ripeteva quanto studiato e poi imparava a usare gli
strumenti per la navigazione, quali la bussola e il sestante, quest’ultimo è lo
strumento utilizzato per calcolare una specifica posizione su una mappa nautica,
e quindi fare il punto nave, cioè dove si trova l’imbarcazione. Io avevo undici
anni e assimilavo tutte quelle nozioni come una spugna. Un giorno, eravamo sul porto e un vecchio
comandante di lungo corso, si divertì a farmi delle domande sulla navigazione
alle quali risposi correttamente e poi mi chiese di fare il punto nave, al che
concluse: “Sei promosso, sarai un buon ufficiale di marina”. Lui, però, non
sapeva che allora, come oggi, soffro il mal di mare! Ennio, poco dopo, sostenne l'esame e conseguì l'ambita abilitazione e fu imbarcato come ufficiale su un Brik dell'armatore Gardella. Io, di quanto assorbito
oltre sessant’anni fa, ricordo solo la filastrocca: “Rosso al rosso, verde al verde e la nave non si disperde!”. Il verde è il fanale posto alla destra dell’imbarcazione,
mentre il rosso e alla sua sinistra. Larga la foglia, stretta la via dite la
vostra che ho detto la mia…».
Lorenzo M.
