18 marzo 2026

RIO MARINA DOPO LA LIBERAZIONE (1944): FRA TORRE E CARAVELLA, COOPERATI DI LAVORO E DI CONSUMO

l.giannoni@ - «Già nella primavera 1946, a Rio Marina, la lista di sinistra aveva conquistato l’amministrazione, grazie anche al forte carisma di Lorenzo Mellini,  che poco dopo, però dovette essere sostituito, per motivi di salute, da Alfonso Marianucci. Poi, alla fine dell’anno, su iniziativa della sinistra unita, si era costituita, sotto la guida di Poldo Muti, la Cooperativa di caricatori riesi che appaltava dalla Ferromin la caricazione ai pontili e il raccattaggio;  un’altra ne era nata per i lavori edili, presieduta da Dublino Giannoni, e aveva già  iniziato la costruzione della strada della Parata. Era nata anche la coop. Proletaria per contenere il rincaro degli alimentari. I cantieri di miniera stavano pian piano riaprendo,  facendo calare la disoccupazione. I problemi non mancavano ma Alfonso, con generosità e l’impegno, cercava di risolverne più che poteva. Certo, c’era stata la debacle elettorale del 1948 che aveva dato alla DC la maggioranza assoluta in Parlamento, ma a Rio Marina la sinistra aveva tenuto bene e c’erano tutte le premesse per ripetere, tra pochi anni, il successo del 1946. Così quando arrivarono le amministrative del 1951, le sezioni piaggesi di PCI e PSI non ebbero problemi ad aderire all’invito dei compagni piombinesi di accendere un grosso falò in Piazza Bovio e sugli Spiazzi, in caso di rispettiva vittoria. E così, senza dare nell’occhio,  furono radunate in un magazzino del Sasso un certo numero di fascine di macchia secca. Le disposizioni dei due segretari politici erano state chiare: “dopo il voto, ogni compagno passi di sezione col certificato bollato per farsi smarcare”. E così fu. Alle quindici di  lunedì, prima dello scrutinio, risultava che  ogni compagno aveva fatto il suo dovere. La fiducia nella vittoria diventò certezza con le notizie che affluivano dai seggi:  fin dai primi momenti il rapporto tra le schede votate Torre e quelle Caravella  era in netto favore del primo e così si manteneva. I più ottimisti tra gli iscritti premevano per portare le fascine sugli spiazzi, mentre i dirigenti invitavano alla pazienza. Anche alla Piccola Russia le donne radunate alla Soda fremevano nell’attesa e via via mandavano Roberto il Patatino ai seggi per avere notizie e  lui saliva su ogni volta, urlando “Donne, la Caravella affonda!” A metà scrutinio il rapporto tra i voti di Torre e Caravella non ammetteva dubbi e così i dirigenti di sezione autorizzarono gli attivisti a portare le fascine sugli Spiazzi ma: “Mi raccomando senza accendere!”. I compagni un po’ stettero, ma quando videro il fuoco acceso in Piazza Bovio, dettero il via alle fiamme. Ignari, però, che da qualche decina di minuti il flusso si era invertito e stava arrivando una valanga di schede votate Caravella. E quando arrivò , ahimè, il “contrordine compagni, la Caravella è in testa” si procurarono, lesti lesti, secchi e corde per gettare sul fuoco secchiate d’acqua tirate su dalla Calata.  Il giorno dopo si radunarono i direttivi congiunti per fare l’analisi del voto: "Com’era possibile una cosa del genere?”. Si brancolava nel buio finché  qualcuno non urlò: “Sono stati i voti della messa!”.  A questa conclusione era arrivato anche il Patatino quando, al ritorno dall’ultima puntata ai seggi, era ritornato urlando “Avemo perso, perché le pu@@@ne delle mogli hanno  votato per Don Mario, tradendo i  su' mariti!”». Lelio Giannoni