lomarchetti@ - «Siamo
nel luglio 1970 in un’osteria di paese. Qualche giorno prima è morto Amedeo
Bordiga, lo storico leader della sinistra comunista, e un suo seguace accusa
che il funerale si è svolto nell'indifferenza dei dirigenti nazionali del partito (PCd’I) che lui aveva fondato nel 1921 a Livorno. Il nostro bordighiano si rivolge con
il dito indice puntato verso il segretario della locale sezione del Pci: “Vi
dovete vergognare, l'avete messo in una bara di casciolelle (cassette della
frutta)”. E pronunciò la frase in modo alquanto alterato, proprio per rafforzare
la sua condanna. Nel paese, infatti, c’era all’epoca un gruppo d’opinione, che si autodefiniva "internazionalista", critico
verso la natura economica e sociale dell'Unione sovietica, un dissenso avverso pure alla conduzione della locale sezione comunista (troppo socialdemocratica!) e verso i dirigenti del sindacato dei minatori (troppo accomodante verso la direzione delle
miniere!). Un militante del Pci, presente alla discussione, si rivolse urlando al
bordighiano: "Che compagno sei, te che non hai la tessera. Insomma, non sei
nemmeno iscritto al partito!". “Ah no? E allora portami un chilo di
tessere”. Ribatté l’altro. Larga la
foglia, stretta la via dite la vostra che ho detto la mia…». Lorenzo Marchetti
