lomarchetti@
- «Il signor Alberto Zei scrive sul
numero odierno di ElbaReport: “(…) Per lungo tempo si è ritenuto che la
notorietà dell’Elba fosse legata quasi esclusivamente al ferro. Negli ultimi
anni, però, le analisi condotte sulla celebre ascia appartenuta a Otzi, l’uomo
delle Alpi vissuto circa 5.300 anni fa, hanno contribuito a riaprire il
dibattito su una fase molto più antica della storia metallurgica tirrenica.
L’attenzione degli studiosi si è concentrata sulla lama dell’ascia, un
manufatto in rame di grande valore scientifico. Attraverso analisi isotopiche
del piombo e lo studio di altre impurità presenti nel metallo, è stato
possibile individuare una compatibilità significativa con i giacimenti della
Toscana meridionale, e più in generale con l’area mineraria tirrenica. Questo
risultato rappresenta un primo livello di identificazione. Il passaggio
successivo oggi al centro del dibattito, riguarda un’attribuzione più precisa:
stabilire se il rame provenga prevalentemente dalle miniere dell’Isola d’Elba
oppure da quelle della fascia costiera di San Vincenzo e del Campigliese. È
questo il nodo più delicato della ricerca attuale, che non riguarda più la
collocazione geografica generale, ma la determinazione puntuale della provenienza
(…) In particolare, le aree meridionali dell’isola, nei pressi di Capoliveri,
ospitavano importanti giacimenti cupriferi, sfruttati direttamente in loco e in
parte ancora riconoscibili”. A me preme ricordare come l’Istituto di
paleontologia umana dell’ateneo pisano stabilì che i resti ossei rinvenuti nel
1966 nella grotta di San Giuseppe, in località il Piano di Rio, risalivano alla
cultura di Rinaldone. Questo ha consentito di fissare il legame fra quegli
esseri inumati e le miniere di Rio, fra la metallurgia del rame e il suo
commercio. Si trattava di una comunità ristretta e caratterizzata da
accoppiamenti fra persone legate da vincoli di parentela che a ogni modo,
praticava una dieta alimentare equilibrata e ricca, sinonimo di un elevato
status socio-economico. Il rame era presente nelle falde del vicino Colle di
Piè d’Ammone». Lorenzo Marchetti
