2 aprile 2026

QUEL VIAGGIO A VUOTO FATTO A ROMA: “Vedremo cosa sarà possibile fare! Saluto al duce!”

lomarchetti@ - «Quell’anno in cui si manifestò l’ennesima crisi delle miniere a ferro dell’Isola d’Elba, il podestà di Rio Marina, per decidere il da farsi, convocò gli altri podestà dell’Elba orientale: Rio nell’Elba, Porto Longone e Capoliveri. Gli intervenuti convennero che l’unica soluzione, vista la gravità del momento, fosse andare a Roma e interessare direttamente Giuseppe Bottai, ministro delle corporazioni. Ma come fare per essere ricevuti? Il segretario del fascio di Rio Marina, propose l’unica strada che parve possibile: coinvolgere Epaminonda Pasella, podestà di Portoferraio e amico intimo di Costanzo Ciano, gerarca della provincia e ministro delle comunicazioni. Pasella si mise in moto, e dopo un’estenuante attesa, a ciascuno dei quattro podestà, giunse l’atteso telegramma: “Siete convocato at ministero corporazioni ore 9.00 Palazzo Piacentini via Veneto Roma Stop Obbligo massima puntualità e camicia nera, saluti fascisti”. I podestà, accompagnati, partirono per la Capitale, presero alloggio in un albergo nei pressi del ministero, in modo da essere puntuali a quell’evento tanto sospirato. La cena fu sobria per tenersi leggeri, avrebbero festeggiato al pranzo dell'indomani, sicuri portare buone nove ai minatori dei loro paesi. Poi stabilirono cosa dire e chi di loro lo avrebbe detto. La scelta cadde sul podestà di Rio Marina che così fu condannato a passare una notte al pari del marchese di Condè, citato dal Manzoni nei Promessi Sposi. Si alzarono molto presto, si erano lavati e sbarbati. Il nostro informatore ci raccontò come più d’uno, nel radersi, forse per l’emozione d’incontrare il ministro-camerata, per sbadataggine si tagliò la faccia, poi indossarono la camicia nera, e la mutatura con tanto di cimice (distintivo del Pnf) all’occhiello. Quando la comitiva si presentò fuori il Palazzo Piacentini l’orologio batteva le otto e trenta, ad attenderli c’era un funzionario inviato del ministro Ciano. L’addetto al cerimoniale li fece attraversare diverse stanze tutte affrescate, piene di quadri e statue, finché non giunsero in un salone dove troneggiava il busto del duce. Poi li fece disporre in fila, dietro un canape, e gli disse di attendere l’arrivo di “Sua Eccellenza il Ministro”. Dopo una buona mezz’ora il ministro Bottai entrò, seguito dal codazzo di funzionari, a lui si avvicinò il suo segretario che gli bisbigliò all’orecchio: “Sono quelli dell’Isola d’Elba raccomandati dall'on. Ciano”. “Ah, bene”, disse il ministro che si fermò davanti alla delegazione, s'impettì, e con le mani sui fianchi e  voce solenne pronunciò: “Vedremo cosa sarà possibile fare per voi! Saluto al duce!”… e con braccio teso e passo marziale proseguì nel suo cammino. Ai nostri, non rimase altro che contraccambiare il saluto romano. Così delusi e scoraggiati, fecero dietrofront verso la stazione Termini! A noi non è dato sapere cosa incembolarono ai loro paesani. Larga la foglia, stretta la via dite la vostra che ho detto la mia…». Lorenzo Marchetti