12 maggio 2026

ELBA, L’OPERAZIONE BRASSARD, I SENEGALESI, IL RIFUGIO NEL CANNETO, LA MORTE DI SONIA E L’AMORE IMPERITURO DI LUI

lomarchetti@ - «Erano le 4 del mattino del 17 giugno 1944 quando ebbe inizio l’Operazione Brassard e le truppe francesi, provenienti dalla Corsica, sbarcano a Marina di Campo al comando del colonnello Carion della 9° divisione di fanteria coloniale. I militari senegalesi furono fatti scendere a terra per primi ed erano in un evidente stato confusionale, provocato da droghe e alcol fatti loro ingurgitare prima dello sbarco. Fra gli isolani si sparse subito la voce che i senegalesi violentavano le donne, rapinavano, depredavano paesi e case coloniche, razziavano bestiame. Sonia e Amelia erano sfollate con i loro familiari in una casa della campagna delle Venelle di Rio Marina. Quando, nel primo pomeriggio del 19 giugno, videro scendere dal Volterraio le truppe di colore, pensarono bene di nascondersi in un canneto lì vicino, dove furono presto raggiunte da Pino, il loro giovane fratello. I tre rimasero in mezzo alle canne fino all’alba del giorno dopo e forse per paura, o per l’incoscienza dovuta alla loro giovane età, non si resero conto che quel rifugio improvvisato era attraversato dall’acqua di un ruscello. Sonia, qualche giorno dopo, cominciò ad avere tosse e febbre e il dottor D’Ambrosio sentenziò che si trattava di pleurite. All’epoca non c’erano gli antibiotici e la guerra era ancora in corso, e così dopo pochi mesi, Sonia morì. Lasciò la madre e i fratelli, perché il padre Lorenzo era morto qualche anno prima per un incidente sul lavoro in miniera. Sonia lasciò pure il fidanzato che era prigioniero degli inglesi, ignaro della disgrazia. Quando questo rientrò in paese ebbe la triste notizia, e pensare che avevano progettato di sposarsi non appena fosse finita la tragedia della guerra. Lui, in seguito mise su famiglia, ma non si dimenticò mai della sua cara Sonia. Così dall’anniversario del loro fidanzamento a quello del compleanno di lei, insomma a ogni ricorrenza importante, portava sulla tomba dell’amata Sonia i fiori più belli che coltivava nel suo giardino, guardandosi bene da farsi scorgere dalla moglie. E tutto questo finché le forze gli consentirono di recarsi al cimitero della Chiusa». Lorenzo M.