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- «Un giovane piaggese si era trasferito in
un altro paese dell’Isola, e qui, grazie al suo carattere socievole, in poco
tempo aveva fatto amicizia con tutti, compreso un carabiniere della locale
stazione che per comodità chiameremo Vittorio. Il nostro paesano, per rispetto
della privacy, lo chiameremo Matteo, un nome assunto dagli evangelisti, quindi,
lo avremmo potuto chiamare anche Luca o Marco. Ebbene, una sera Matteo era nel
bar e faceva una scopetta con altri amici,ma mentre la partita a carte aveva un
esito incerto, il risultato era molto risicato, il carabiniere Antonio entrò
nella sala da gioco e, fra la fitta cortina fumogena provocata dal fumo delle
sigarette, si rivolse al nostro Matteo con tono repertorio: “Togli subito l’automobile
di lì, se no ti faccio la contravvenzione, perché, come al solito, l’hai
posteggiata a cazzo di cane!”. Il nostro paesano, non si scompose, e con tono
altrettanto fermo, rispose: “No, non fammi la multa, fammi il verbale! Sì,
fammi il verbale ed io dico a tua moglie che questa mattina alle 12.40 ti ho
visto mentre uscivi dalla casa della tua ganza (amante, ndr)”. Nella sala calò un
silenzio di tomba, finché Gigi non si sgangherò in una fragorosa risata che
contaminò tutti i commensali, escluso ovviamente il carabiniere. Non è
dato sapere se il verbale fu fatto o cadde nell’oblio della dimenticanza, però
si dice che Vittorio, oramai in pensione, continui a vivere felicemente con la
moglie. Larga la foglia, stretta la via
dite la vostra che ho detto la mia…».
Lorenzo M.
