lomarchetti@
- «Noi riesi, e mi pare che non siamo i soli, quando
dobbiamo rappresentare la situazione di difficoltà in cui si dibatte un capo,
siamo propensi a definirlo “un gronco nella nassa”. Così è sempre stato nella storia della nostra comunità: sia
esso il direttore delle miniere, il sindaco, il maresciallo dei carabinieri o un altro personaggio di paese. Il grongo (in italiano con la “g” finale al posto
della nostra impropria “c”) è un pesce che vive nel nostro mare e appartenente
alla famiglia Congridae. La nassa è un antico attrezzo da cattura, tuttora
impiegato nella pesca tradizionale. Si dice che un grongo caduto nella
trappola cerchi di uscirne strusciando, arrabbiato e veloce, attorno alle pareti
della nassa. Il poveretto non si rende conto che così facendo si scortica, e quindi,
con la pelle lacerata e stanco, si adagia sulla gabbia, dove il pescatore lo
cattura, molto facilmente, poi lo infila nel secchio e
lo porta al mercato poiché, anche se è un pesce considerato “povero”, è molto
adattabile in cucina. Concludo, a proposito di nasse, ricordando Barbinetto
che diceva: "Tre
còse un ponno stà dentro ‘na nassa: il polpo, la rigusta e l'amoréna". A
buon intenditor poche parole!». Lorenzo M.
