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- «A Rio Marina l’anziano parroco andò in
pensione e il vescovo né invio uno nuovo. Questo, apportò delle innovazioni nella
comunità cattolica, non certo nella liturgia, legata al Concilio, quanto negli
orari delle messe, nella partecipazione alle medesime e nell’organizzazione
della vita comunitaria. Queste innovazioni, però, non piacquero alle vecchie
beghine, cioè a quelle che i paesani chiamavano, poco amorevolmente, ”le pie
donne” che ogni giorno non si perdevano una funzione, che si confessavano e
facevano la comunione. Il dissenso tuttavia montava ogni giorno, così come una marea montante. Ma chi lo avrebbe detto al prete di fare un passo indietro? Il loro
“don” si era mostrato un "rovescio" fin da subito, tant’è che né accettava
suggerimenti né consigli e, meno che mai, critiche. Un giorno, oramai stufa,
si fece avanti la signorina zitella del gruppo, che non aveva preso marito perché
non aveva voluto nessuno dei tanti richiedenti, così diceva lei. Le nostre pie
donne, uscite dalla chiesa di San Rocco, erano riunite su una panchina dei
giardinetti, e la nostra “signorina” disse con tono risoluto: “L’aggiusto io!
Vedrete come cambia!”. L’indomani, dopo “La messa è finita andate in pace”, la
sfidante si fiondò in sacrestia e senza che il prete si fosse tolti i
paramenti, con voce ferma, urlò: “Reverendo, se continua così, noi in chiesa
non ci veniamo più!”. Lui si tolse la stola, la baciò, e con voce calma
sentenziò: “Non ci venite più? Peggio per voi e per la vostra anima, la chiesa
non è la bottega di Lola”». Lorenzo M.
