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ElbaReport - «Quello che si sta profilando a Portoferraio, dopo l'intervento di
bitumazione nel cuore del centro storico, in Via dietro la Pieve, ora guarnita
di un lugubre manto nero che ha inghiottito le antiche lastre lo si può
definire un sommovimento di coscienze. Non occorre essere degli esteti o
storici dell'arte per rendersi conto che quei lavori (peraltro
"vantati" dall’amministrazione comunale in sella), costituiscono un
vero e proprio vulnus per la città (o per dirla in ferajese schietto
"proprio un bel troiaio"). Ad aprile il fuoco di fila è la
consigliera Marcella Merlini che contesta la vicenda (usando anche immagini
prodotte dallo stesso comune) che scrive: “Sto pensando che vantarsi di aver
gettato una colata di nero bitume tra i vicoli del nucleo antico di
Portoferraio significa non avere una visione per questa città”. Pare farle eco
quanto afferma l'architetto Massimiliano Pardi: “La necessità di intervenire su
situazioni di degrado e di garantire sicurezza e decoro è certamente
condivisibile. Tuttavia, ogni intervento nel centro storico dovrebbe inserirsi
in una visione complessiva di tutela e valorizzazione del patrimonio urbano”.
Così come in un
breve post Gloria Peria sottolinea l'importanza storico-monumentale di
quell'area: "Via dietro la Pieve bitumata di fresco, conserva un ponte di
origine cinquecentesca che portava l'acqua dai tetti dell'Arsenale alla
cisterna di Piazza Padella. Dove dagli anni Settanta sorge la canonica, c'era
il piccolo cimitero della parrocchiale". L’ex sindaco Giovanni Fratini: "Speriamo
che non gli passi pel capo di asfaltare anche Piazza Solferino e le altre
viuzze...". Ma
a "tagliare la testa al topo" sulla liceità dei lavori compiuti
arrivano spietate - e dalla stessa sponda del sentire politico dei Mastri
Biscottieri - le parole dell'ex sindaco e architetto Mario Ferrari, che ci ha
rilasciato la dichiarazione che segue: "Secondo la sentenza della Corte di
cassazione le strade e le piazze ricadenti urbanisticamente in 'zona A' (centro
storico) anche in mancanza di un provvedimento vincolante specifico che le
dichiarino di interesse storico ed artistico “sono sempre soggette
all'autorizzazione del soprintendente”. Insomma emerge sempre più chiaramente il
quadro di un'amministrazione totalmente non all'altezza della guida di una
città complessa da gestire, una compagine soprattutto sfornita degli strumenti
culturali e del sapere amministrativo indispensabili».
