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- Fonte
notizia dalla stampa locale – da un lungo articolo-analisi di Marco Contini: «C’è
una linea invisibile, ma profonda come un solco sulla roccia ematitica, che
divide il versante orientale dell’Isola d’Elba. Da un lato il bagliore
artificiale e levigato del turismo d’élite o di massa ben confezionato;
dall’altro la polvere rossa di un passato industriale mai del tutto elaborato
(...) Il verdetto dei visitatori è impietoso: a Rio si sbarca soltanto per
scappare altrove. Nessuno sceglie di fermarsi se non a cenare: passeggiare la
sera non attira ne attrae perché il centro storico manca di quella continuità
visiva e di quella densità di locali capaci di creare un’atmosfera avvolgente.
Si percepisce una freddezza urbana che respinge chiunque stia inseguendo
l’immaginario del paesino mediterraneo perfetto. Perfino la sua ricchezza più
grande, il Parco Minerario e quel litorale luccicante di pirite ed ematite,
soffre di un racconto turistico debole, frammentato e incapace di competere con
il fascino immediato delle spiagge e dei salotti dei comuni vicini. Il turista
contemporaneo è pigro: non vuole decodificare un territorio complesso o
faticoso; cerca la bellezza pronta all’uso, la foto per i social, la cena a
lume di candela in un chiasso ben orchestrato. E Rio Marina, nella sua ruvida e
un po’ incattivita autenticità, rifiuta o fallisce nel fornirgliela.(…) Se il
paese non saprà reinventare i propri spazi e la propria narrativa, trasformando
la sua ruvidezza industriale in un punto di forza unico invece di subirla come
una condanna, continuerà inevitabilmente a essere solo una banchina di transito
e una fermata d’autobus nel paradiso degli altri».
