lomarchetti@ - «Un
giovane e aitante impiegato fu trasferito dalla sede di Genova a Rio Marina,
alla direzione delle miniere dell’Elba. Di lui s’innamorò una bruna paesana e
anche lui fu colpito dalla bella ragazza, così, dopo insistenti sguardi
scambiati pe’ la Via di Rio, i due si fidanzarono. Lei s’immaginava in abito nuziale
all'altare di San Rocco e poi regina in una bella casa, e già sognava i viaggi
degni della moglie di un impiegato di rango quale era lui. Ben presto, però, la
nostra paesana si accorse che il giovanotto si era talmente integrato nella
vita di paese che tutte le sere, finito il turno di lavoro e uscito dal Palazzo
del Burò, scendeva dalla loggia di Via del Capannone e s’infilava nella bettola
di Mangiacani. La ragazza, fra un bacio e l’altro, provò a riportare
l’innamorato sulla retta via, ma lui testardamente non cambiò. Un giorno lei
gli disse: “O me o il Mangiacani!”. Ma lui non decise, così lei gli restituì l'anello di fidazamento e lo lasciò. In un attimo cancellò tutti i suoi sogni di gloria. Trascorsero
alcuni mesi e lei accettò la corte di un minatore che stranamente per il paese, era astemio.
La morale? Quando una cosa non va, deve essere cambiata senza indugio». Lorenzo M.
