lomarchetti@
- «A Rio Marina, nel Palazzo del Burò di
via Magenta, c’era la direzione delle miniere dell’Elba, all’epoca in
concessione alla società Italsider di Genova. Capitava che alcuni impiegati o
per aggiornamenti professionali, oppure per la consegna di rapporti riservati, fossero
inviati “in sede”, così erano indicati gli uffici genovesi di via Costa. Una
mattina Gabriello
e Mario partirono con la prima nave da Rio Marina alla volta di Genova. Questi,
giunti “in sede”, adempirono loro compito, che a noi non è dato sapere, in un
tempo superiore a quello che avevano previsto. Così, dopo i saluti ai colleghi
di via Corsica, risalirono in macchina e si avviarono alla volta di Piombino
con l’obiettivo di prendere almeno l’ultimo traghetto per l’Isola d’Elba.
Strada facendo però ai due venne un certo languorino, così Mario uscì
dall’autostrada e si diresse in un paesino, dove c’era un'unica trattoria. L'ambiente
non era certo invitante, ma “la fame levò il lupo dal bosco” e loro cercarono
di accontentarsi. Dissero all’oste che avevano furia e che gli portasse quello
che aveva in cucina. Oltre a un fiasco di vino, ai due fu servito un piatto di
lasagne alla genovese. Tuttavia Gabriello, avute le lasagne, sollevò con la
forchetta un primo strato e vi trovò uno scarafaggio morto, ovviamente saltò
il pasto. Giunti a Rio Marina, raccontarono l'episodio ai colleghi, tutti si
fecero una bella risata e Mario precisò: “Gabriello è rimasto digiuno, bene! È troppo
curioso! Vorrei sape’ che l’ha svoltolata a fa’ quella lasagna, poteva fa’ come
me che ho mangiato tutto e via”». Lorenzo M.
