lomarchetti@
- «Un pomeriggio di una calda estate, mentre
scendevo da via Palestro, dal caruglio (vicolo, ndr) di via San Martino, uscì una
bella ragazza tipicamente elbana: bruna, abbronzata e con grandi occhi marroni.
Mi guardò e mi disse: “Come va signor Lorenzo?”. Io le risposi: “S’aguanta” (si
tira avanti, dallo spagnolo aguantar, ndr), e le chiesi: “Dimmi un po’, a chi
appartieni? (di quale famiglia sei? ndr). Lei, sorridendo, mi rispose: “Ma come
non mi riconosce? Eppure quand’ero piccola fu lei che m’insegnò a nuotare nel
mare di Cala Seregola. Sono la nipote di nonno Giovanni”. Risposi: “Sì, ora
t’ho inquadrata (riconosciut, ndr). Mi pareno mill’anni (è così passato tanto
tempo, ndr) da quando frequentavo l’Iti di Piombino col tu’ nonno. Pensa che
avevemo un insegnante che era sempre araganato (arrabbiato, ndr) insomma, era
proprio una favaléssa (persona sciocca). Questo trasto (persona che dice
sciocchezze, ndr) un giorno chiamò il tuo babbo a la (alla, ndr) cattedra e gni
(gli, ndr) gli lesse un brano dei Promessi sposi e gli chise di proseguire a
memoria. Il tu’ babbo, mi pare come ora, siccome non era preparato, propose:
“Perché proffesso’ vole che gni parli di quell’Asino del Ciolli che era Renzo
Tramaglino? (persona che combina guai, ndr), o unn’è (non è, ndr) meglio
discutere che cosa sarebbe successo se la Monaca di Monza non si fosse confusa
(innamorata, ndr) del su’ ganzo? (amante, ndr). L’insegnante abboccò come un
ghiozzo (si lasciò ingannare con ingenuità, ndr) e cominciò a dissertare sulla
mancata relazione tra i due amanti. E parla che ti parla, suonò la campanella e
il tu’ nonno si salvò da un’interrogazione alla quale era impreparato. Cara
mia, se ti rintoppo (incontro di nuovo, ndr) ti racconto quando il tu’ nonno
viense (venne, ndr) da Firenze con una paglietta che gli costò più dell'orzo di
Pianosa (costava troppo, ndr), o quando andommo (andammo, ndr) a Roma per visita’ il
Colosseo e invece finimmo allo Stadio Olimpico
a vede’ Roma vs Lazio. O mira (guarda, ndr), il tu’ nonno era fatto così». Lorenzo M.
