ilVicinato@ - Fonte notizia iltelegrafolivorno - «Una donna di trentanove anni, nel
dicembre 2004, si era recata all’ospedale
di Portoferraio con forti dolori. Due
giorni dopo le si erano rotte le acque e per questo il ginecologo aveva deciso
di operare un parto cesareo, con il quale venne alla luce una bambina, che però
non respirava e per questo fu immediatamente intubata. Alle 9.30 il suo cuore cessò
di battere e i tentativi di rianimazione non furono in grado di riportarla in
vita. Per questo fu disposta l’autopsia, che individuò la causa del decesso nell'aspirazione
massiccia di meconio, costituito dal materiale ingerito dal feto durante la
vita intrauterina. Ora la corte d’appello di Firenze conferma la responsabilità
dell’Asl per le omissioni e i ritardi nella gestione del parto. Per questo
l’azienda sanitaria Nord Ovest deve risarcire oltre 800mila euro ai genitori
della bambina morta due ore dopo la nascita».
