ilVicinato@ - «Nel 1861 circostanze
favorevoli permisero di principiare un'opera di evangelizzazione anche a
Portoferraio, e con tanto successo che vi venne inaugurato un locale di culto».
Il cronista dice che il pastore «pensò bene fissarsi a Portoferraio. Di lì visitava
Portolongone ove (…) aveva aperto un locale». I valdesi, tuttavia, rimasero a
Portoferraio solo pochi anni. Quella comunità, secondo alcuni, più che da
ragioni religiose era motivata da spinte anticlericali e massoniche, e presto
passò a un'altra denominazione protestante. Abbiamo notizia da “L'Evangelo e il
berretto frigio” di Giorgio Spini (1971) che a Portoferraio nel 1865 è presente
“l’evangelista” (pastore) Bernardo Bracchetto delle Chiese cristiane libere. Lo
stesso è sempre a Portoferraio nel 1871 «ove in passato v’era stata anche una
scuola evangelica che, però, si era chiusa nel frattempo, ma sopravviveva
ancora una piccola comunità». L’anno dopo il Bracchetto è sostituito da Angelo
Cossu ma «la situazione è poco incoraggiante, c’è solo un esiguo gruppo di
evangelici». Sempre dallo Spini sappiamo che nel 1874 i “liberi” lasciarono
Portoferraio ai valdesi, e lo storico ci rammenta come la differenza fra le due
chiese riformate sia stata più politica che di natura dottrinale, un motivo
questo «spesso pudicamente sorvolato, ma in realtà fondamentale, e cioè che gli
esponenti della Chiesa Cristiana Libera erano quasi tutti provenienti dalle
file della sinistra garibaldina e rivoluzionaria, laddove i valdesi ostentavano
il proprio lealismo sabaudo ed appoggiavano il governo Cavour».