19 aprile 2020

IL VANGELO CI PARLA, FEDE E DUBBIO: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò… Giovanni 20,25”

ilvicinato@ - Fonte Unione delle Chiese metodiste e valdesi - «Spesso Tommaso viene visto come un esempio negativo: un credente, sì, ma dalla fede debole, uno che non sa credere se non tocca e non vede. Mentre la fede dovrebbe essere “certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono” (Ebrei 11,1). Tommaso, invece, dovrebbe essere visto come un credente veramente autentico perché dice ciò che molti pensano ma non dicono: riconosce la fragilità e la provvisorietà della propria fede (…) Il Vangelo ce lo presenta come un uomo normale. Non riesce a credere alla risurrezione perché gli sembra una scappatoia fantasiosa, che contrasta la realtà.  Tommaso è un uomo normale, concreto, che dubita, ma è anche un uomo saggio, non sciocco. Un uomo che fa domande e si pone domande, come la fede cristiana consente, anzi richiede. Credere non significa smettere di pensare, di dubitare, di interrogarsi (…) il Vangelo ci dice che, fin dall’inizio, la chiesa del Risorto include Tommaso perché è una comunità accogliente, calorosa, che include (non esclude). Una comunità che ha sempre bisogno della presenza del suo Signore che continuamente le dice: «sii credente e non incredulo». Solo in base alla parola di Gesù, solo alla sua presenza la chiesa crede, ha la possibilità di credere nonostante la propria quotidiana incredulità». Alcuni stralci di una riflessione di Eugenio Bernardini, Pastore valdese