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Unione delle Chiese metodiste e valdesi - «Spesso Tommaso viene visto come un esempio negativo: un
credente, sì, ma dalla fede debole, uno che non sa credere se non tocca e non
vede. Mentre la fede dovrebbe essere “certezza di cose che si sperano,
dimostrazione di realtà che non si vedono” (Ebrei 11,1). Tommaso, invece,
dovrebbe essere visto come un credente veramente autentico perché dice ciò che
molti pensano ma non dicono: riconosce la fragilità e la provvisorietà della
propria fede (…) Il Vangelo ce lo presenta come un uomo normale. Non riesce a
credere alla risurrezione perché gli sembra una scappatoia fantasiosa, che
contrasta la realtà. Tommaso è un uomo normale, concreto, che dubita, ma è anche un uomo saggio, non sciocco. Un uomo che fa domande e
si pone domande, come la fede cristiana consente, anzi richiede. Credere non
significa smettere di pensare, di dubitare, di interrogarsi (…) il Vangelo ci
dice che, fin dall’inizio, la chiesa del Risorto include Tommaso perché è una
comunità accogliente, calorosa, che include (non esclude). Una comunità che ha
sempre bisogno della presenza del suo Signore che continuamente le dice: «sii
credente e non incredulo». Solo in base alla parola di Gesù, solo alla sua presenza
la chiesa crede, ha la possibilità di credere nonostante la propria quotidiana
incredulità». Alcuni stralci di una riflessione di Eugenio Bernardini,
Pastore valdese
