umbertocanovaro@ - «Purtroppo, viviamo tempi di guerra, e
a noi territorialmente molto ravvicinata. È una delle non tante parole che non
derivano direttamente dalla classicità. In greco antico, guerra si diceva
“pòlemos”. Il filosofo Anassimandro, scriveva che la vita era lotta e
alternanza tra i contrari, e pòlemos era lo stesso principio dell’esistenza di
ogni cosa poiché ogni cosa è quello che è perché non è il suo contrario. Con la
romanità, il senso greco del pòlemos quale unità dei contrari si illanguidisce
fino a perdersi completamente. La guerra è chiamata “bellum”, termine legato a
Bellona, dea della nascita, della vita e della morte. Ma il vero senso del
bellum e di Bellona sta nell’antico etimo Duellona e duellum (la consonante d
viene sostituita da b). Ma più i romani vengono a contatto con i barbari, più
il bellum diventa uno scontro senza freni. Il processo culmina nella completa
sostituzione di questo termine con il termine germanico <<werra>>,
che significa mischia disordinata e sanguinaria. Dalla parola werra discende la
nostra guerra e l’inglese war. E polemos ha resistito nella nostra lingua, ma
come un opporsi che non ha come fine la soppressione dell’altro». Umberto Canovaro
