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20 agosto 2022

LA PAROLA DI OGGI È “NUBIFRAGIO”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Quando nei giornali appare il termine "Bomba d'acqua" è stato appena commesso un banale errore. Purtroppo "Bomba d'acqua" è un termine inventato nei giornali italiani come libera traduzione dell'inglese “cloudburst “(letteralmente "esplosione di nuvola"), a sua volta traduzione di nubifragio. Nubifragio viene dal latino medievale <<nubifragium>>, composto di "nube" e "-fragium", rottura, frattura, con lo stesso suffisso di nau (navis) e fragium. La parola ce l'avevamo già, siamo andati a inventarcene un'altra, senza alcun bisogno». Umberto Canovaro

13 agosto 2022

LA PAROLA DI OGGI È “BACCELLO”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - « Anche se fuori stagione, conoscere l’origine di questo ottimo legume primaverile non guasta, visto che l’etimologia lo fa derivare dal latino “baculus”, cioè bastone. Non si può negare che la forma allungata, lo riporti a questo attrezzo per la locomozione. Il Muratori invece, più arcaicamente, lo deriverebbe dall’arabo “baqelati”, che sta per fava; ma senza trovare folle di seguaci, perché trasformare la q araba che è, molto gutturale, nella nostra doppia c, è opera di ingegneria linguistica! Volendosi divertire un po’, il termine toscano “baccellone”, oppure “sei un baccello” per dare del tonto a qualcuno, non proverrebbe invece da questo cibo, bensì dal greco “bakelos”, che significa “stupido”. Ma in Toscana, da veri gentleman, tagliamo corto e gli diciamo “sei una fava”. E così, senza preoccuparci troppo della provenienza, e con buona pace del  Muratori, chiudiamo il cerchio sulla provenienza ortofrutticola». Umberto Canovaro

6 agosto 2022

LA PAROLA DI OGGI È “MASCHERA”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «L'origine della parola 'maschera' è da ricercarsi probabilmente nel latino medievale <<mascha>>, che significa “strega” (da una voce preindoeuropea masca = fuliggine, fantasma nero). Il termine è rintracciabile anche nelle leggi longobarde (VIII sec. d. C.) e c’è chi lo fa discendere dal dialetto alto tedesco. In tanti processi alle streghe, nelle carte trecentesche, si riporta il temine “masca” , per definire la situazione di chi aveva rapporti coi diavoli, equiparata agli apostati e agli eretici, il cui corpo doveva essere fatto scomparire e purificato col fuoco. In effetti durante l’Alto Medioevo le maschere utilizzate in rappresentazioni sacre o profane, raffiguravano soprattutto esseri demoniaci, ed erano fatte di cera o di cartone dipinto di scuro, per non fa riconoscere gli attori». Umberto Canovaro

2 agosto 2022

LA PAROLA DI OGGI È “VESPASIANO”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Non occorre essere scienziati o linguisti per ricondurre l’altro nome di orinatoio pubblico a forma di edicola  al grande imperatore romano. Ma occorre sfatare una leggenda, e cioè che questi fossero stati progettati   per far fronte e problemi di igiene pubblica: nulla di più falso. Infatti, nel 69 d.C. Roma attraversava una grossa crisi anche economica, a causa delle dispendiose guerre interne per il potere, di cui proprio Vespasiano, dopo la morte di Nerone, fu testimone e protagonista. Salito al potere, dovette affrontare il problema delle finanze e dal momento che l’urina a Roma era una grande risorsa poiché vi erano ricche produzioni tessili che impiegavano l’ammoniaca in lavaggi e tinture, era un vero peccato lasciare gratis agli imprenditori quella che riuscivano a raccogliere. Quello che fece Vespasiano fu l’imporre una tassa sulla raccolta imprenditoriale dell’urina. In un famoso aneddoto si racconta che il figlio di Vespasiano, il futuro imperatore Tito, abbia trovato indecoroso questo lucro (al che il padre gli fece annusare i denari guadagnati): Pecunia non olet gtgt, il denaro non puzza». Umberto Canovaro

25 giugno 2022

LA PAROLA DI OGGI È “FUOCO DI SANT’ANTONIO”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Un brutta bestia, l’herpes zoster, altrimenti detto fuoco di sant’Antonio; chi l’ha provato lo sa bene. Questa denominazione deriva dalla forte epidemia che all’incirca nel 1090 dilagò su tutta la valle del Rodano (Provenza), e nella cui regione era stato portato vent’anni prima dalla lontana Costantinopoli il corpo di Sant’Antonio Abate (III sec. d.C.; protettore degli animali). La devota popolazione, si rivolse allora alle reliquie del Santo affinché intercedesse per la fine della pandemia. E così fu, e ben presto si verificarono miracolose guarigioni. Da quel momento, la malattia fu abbinata al nome del Santo». Umberto Canovaro

11 giugno 2022

LA PAROLA DI OGGI È “SERGENTE”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «L'etimologia della parola è incerta. Secondo alcune fonti deriva dal termine sergent, coniato nella lingua latina dal participio presente del verbo servire: serviente, ovvero colui che serve. Ma secondo altri indirizzi, il termine deriverebbe dalla contrazione di serra gente, vale a dire dal ruolo militare degli uomini d'ala degli schieramenti di fanteria, che dovevano impedire la dispersione delle file sotto l'urto diretto del nemico o del fuoco avversario. Una prima volta nella quale si ritrova la parola, è in un poema (“Il Tesoretto”) del XIII secolo di ser Brunetto Latini, maestro dell’Alighieri». Umberto Canovaro

5 giugno 2022

LA PAROLA DI OGGI È “FORCHETTA”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Se ci dicono che siamo un popolo di forchettoni, non ce ne dobbiamo avere a male, Infatti, questo strumento, fu inventato proprio da noi, in Italia, e per due ordini di motivi. Primo: non portare il cibo alla bocca, perché le mani erano spesso sporche.  II viaggiatore inglese Thomas Coryate scrisse che <<l’italiano non sopporta che il cibo venga toccato con le dita, giacché queste non sono tutte pulite allo stesso modo>>. Era il 1608! Secondo: noi siamo gli inventori della pasta, e della pasta lunga (quando c’era…), che fino a quell’epoca veniva mangiata sollevandola sopra la bocca con le mani. Si inventò allora un punteruolo di legno per avvolgerla, fino a che, col tempo,  non ci si accorse che utilizzare due punte, ed anche tre o quattro rebbi di ferro uniti,  era più conveniente. E così, nacque la forchetta  agli albori del XVII secolo». Umberto Canovaro

28 maggio 2022

LA PAROLA DI OGGI È “BAGNO PENALE”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Il termine “prigione” deriva dal latino prehensio, l’azione di prendere nel senso di catturare, mentre la parola “carcere” deriverebbe dal latino carcer, che ha radice dal verbo <<coercere>> (che letteralmente significa costringere) dal quale deriva il significato di luogo dove si restringe, si rinchiude e anche si castiga e si punisce. Il suo primo significato fu quello di “recinto” e, più propriamente al plurale, delle sbarre del circo, dalle quali erompevano i carri partecipanti alle corse. In un secondo tempo, assunse quello di “prigione”, intesa come costrizione o luogo nel quale rinchiudere soggetti privati della libertà personale. Ma c’è anche qualche voce discorde che vuole l’espressione “carcere” derivante dall’ebraico “carcar” (tumulare, sotterrare), con riferimento all’abitudine di calare i prigionieri in locali sotterranei. “Bagno Penale” deriva invece dalla conversione dei bagni pubblici di Costantinopoli in prigione nel XVI secolo, termine poi in utilizzo a fine Ottocento per alcuni istituti penitenziari (i “bagni penali” sono stati regolamentati in Italia con Regio Decreto 19 settembre 1860, denominazione poi soppressa con il Regio Decreto 6 marzo 1890 n. 6829)». Umberto Canovaro

21 maggio 2022

LA PAROLA DI OGGI È “RICORDARE”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Ricordare deriva dal latino: re- di nuovo, indietro (nel senso del movimento di ritorno) e cor cuore. Vuol dire cioè “richiamare in cuore”.  Ma perché il richiamo al cuore? Nei tempi più antichi, si pensava che il cuore fosse la sede della memoria che oggi sappiamo invece essere il cervello. Sotto questa luce, anche il ricordare assume una accezione più viva e significativa per la vita. Ricordare, cioè, non vuol dire solamente “avere memoria” ma far vivere dentro di noi le esperienze passate, tornando a farle impattare sulla nostra essenza, riportarle “al cuore”, e sulla nostra vita. La memoria («mneme» è una parola greca che significa «memoria»; la radice è però la stessa del latino «mens», mente) è non solo capacità di ricordare, ma anche di capire, di scoprire dentro di sé, di riconoscere -col cuore- negli eventi ciò che si teme o si desidera». Umberto Canovaro

14 maggio 2022

LA PAROLA DI OGGI È “OSTIA”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «La settimana scorsa ci siamo occupati del wafer, il “fru–fru” (come si dice a Rio), rilevando come la Chiesa Copta adottasse una sorta di wafer bianchissimo e rotondo -mutuato dagli arabi (qarab), quale pane azzimo reso croccante e dolce. Da qui all’ostia cristiana, il passo è davvero breve. Ma perché questo nome? La derivazione è latina, da <<hostis,>> (nemico). Era invalso agli albori dell’antichissima Roma, che i prigionieri nemici diventassero spesso vittime da scarificare agli dei pagani. Nel linguaggio ecclesiale, Gesù Cristo, offertosi come vittima e sacrificandosi sulla Croce per espiare i peccati dell’umanità, si manifesta nell’ostia consacrata, quale Agnello immolato.  Nel XII secolo, i monaci producevano due tipi di ostie: una consacrabile con sopra impressa una croce oppure il cristogramma IHS, e un’altra – commerciale – da vendere ai fedeli come <<alimento di astinenza>>, in quanto esente da grassi, latte, uova». Umberto Canovaro

7 maggio 2022

LA PAROLA DI OGGI È “WAFER”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Chiaramente, è termine moderno importato dalla terra anglosassone: l’origine è <<weben>> - favo d’api - riferito all’architettura gastronomica che un tempo veniva data a questo dolce. Infatti, aveva una forma a scacchiera, con fori centrali a mò di alveare, molto zuccherato sui bordi dei riquadri. Ma se si pensasse che questo biscotto è nato poco tempo fa, ci si sbaglierebbe. La Chiesa Copta adottava una sorta di wafer bianchissimo e rotondo, mutuato dagli arabi (qarab), che lo realizzavano piuttosto spesso (a strati) e fatto di acqua e farina, e stampato a croci intrecciate a nido di ape, un po’ come sono i nostri moderni wafer che ricordano un reticolo. Era conosciuto già nel XV secolo in tutta Europa dove era stato portato dai cialdonai inglesi.  Nel XVII secolo, gli olandesi importarono dal Nordamenica il <<waffle>>, che può essere considerato anch’esso un’evoluzione del wafer copto, ed era come un foglio dolce arrotolato su sé stesso». Umberto Canovaro

30 aprile 2022

LA PAROLA DI OGGI È “GUERRA”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Purtroppo, viviamo tempi di guerra, e a noi territorialmente molto ravvicinata. È una delle non tante parole che non derivano direttamente dalla classicità. In greco antico, guerra si diceva “pòlemos”. Il filosofo Anassimandro, scriveva che la vita era lotta e alternanza tra i contrari, e pòlemos era lo stesso principio dell’esistenza di ogni cosa poiché ogni cosa è quello che è perché non è il suo contrario. Con la romanità, il senso greco del pòlemos quale unità dei contrari si illanguidisce fino a perdersi completamente. La guerra è chiamata “bellum”, termine legato a Bellona, dea della nascita, della vita e della morte. Ma il vero senso del bellum e di Bellona sta nell’antico etimo Duellona e duellum (la consonante d viene sostituita da b). Ma più i romani vengono a contatto con i barbari, più il bellum diventa uno scontro senza freni. Il processo culmina nella completa sostituzione di questo termine con il termine germanico <<werra>>, che significa mischia disordinata e sanguinaria. Dalla parola werra discende la nostra guerra e l’inglese war. E polemos ha resistito nella nostra lingua, ma come un opporsi che non ha come fine la soppressione dell’altro». Umberto Canovaro

23 aprile 2022

LA PAROLA DI OGGI È “EQUINOZIO”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Siamo ancora in periodo pasquale, e non sarà pleonastico riportare qualche altra informazione aggiuntiva, rispetto a quelle della settimana scorsa, sull’origine della <<pesah>>. Per stabilirne, la data, fondamentale è l’equinozio, dal latino “aequa nox” (notte uguale), che è il momento dell’anno in cui i raggi del sole cadono perpendicolarmente sull’asse di rotazione della Terra, così da avere 12 ore di luce e 12 di buio. Ciò avviene due volte l’anno: all’inizio dell’autunno e all’inizio della primavera. Infatti, la data della Pasqua si fa  cadere  nella domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera (21 marzo), quindi in un arco di tempo che può andare dal 22 marzo al 25 aprile. La Pasqua ci collega quindi a corpi celesti i cui movimenti cosmici regolari scandiscono il tempo, ripresenta l’equilibrio luce – buio nel moto della Terra attorno al Sole, in un periodo storico nel quale il senso del tempo è dato solo da lancette e telefoni, e gli astri, anche per via dell’inquinamento luminoso, non ci parlano più». Umberto Canovaro

16 aprile 2022

LA PAROLA DI OGGI È “PASQUA”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Pasqua è la festività più importante di tutta la Cristianità in quanto su di essa si fonda tutta la dottrina: credere nella Resurrezione, alla fine dei giorni, come è avvenuto per il Signore. I primi a celebrarla furono gli ebrei, i quali però non credendo in Gesù se non come profeta, ma non certo come figlio di Dio, davano e danno un altro significato a questo giorno. Più che il passaggio del Mar Rosso, la Pesach (in aramaico <pascha>) riunisce due riti: l'immolazione dell'agnello e il pane azzimo (secondo la prescrizione contenuta nel libro dell' Esodo, per la quale venne preparato la sera della partenza). Il suo significato è "passare oltre", "tralasciare", e deriva dal racconto della decima piaga, nella quale il  Signore ordinò agli ebrei di segnare con sangue d'agnello le porte delle case di Israele facendo sì che l’ “Angelo della morte” andasse oltre, colpendo così solo i primogeniti maschi degli egizi, compreso il figlio del faraone. Da quel momento, l’inizio della liberazione di Israele dalla schiavitù e l'instaurazione di un nuovo patto con Dio per giungere nella terra promessa, e quindi la ricordanza ebraica della liberazione». Umberto Canovaro

9 aprile 2022

LA PAROLA DI OGGI È “PIRATI” (E CORSARI)… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «L’Elba per secoli fu infestata dalle scorribande di pirati feroci, come Khair–ed–Din (Barbarossa) e Dragut, nel XVI secolo, che  distrussero più volte anche Rio e Grassera. Ma il vocabolo pirata è ben antico, come le loro incursioni, se risale come origine al greco πειράω (peiráo) che significa "tentare",  "attaccare": verbo di colui che cerca la sua fortuna nelle avventure. Ora, se il pirata era un predone nel vero senso della parola, il corsaro invece era colui che al servizio di un potente (o di un regno),  <<correva>> (viaggiava) nei mari ad assalire i legni di altre potenze avversarie. Il termine è proprio correlato a “cursus”: che stia in questo viaggio per mare (senza depredare, ovviamente) il nome Corsica?». Umberto Canovaro

2 aprile 2022

LA PAROLA DI OGGI È “APOSTOLO”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Il vocabolo apostolo è di derivazione greca (ἀπόστολος – apostolos), e significa  "inviato", "rappresentante”. È composto da “apo”, che indica separazione, e  “stello”, ordine, comando: comando di andare lontano”. Ciascuno dei dodici discepoli di Gesù Cristo, da lui scelti come speciali collaboratori e continuatori dell’opera sua viene definito apostolo. il nome è tradizionalmente esteso anche ad altri missionari del cristianesimo primitivo ad essi assimilati, come ad esempio san Paolo. Diverso è il termine <<discepolo>>, che invece  si sposa  a chi studia o si rifà agli insegnamenti di un maestro. Quindi, sarebbe più adeguato riferirsi ai primi dodici seguaci con il termine discepoli, almeno fino a quando non scese su di loro lo Spirito Santo e furono inviati nel mondo a professare la dottrina del Salvatore; mentre san Paolo, che mai conobbe Cristo ma ne divenne seguace nella dottrina, è giusto definirlo apostolo». Umberto Canovaro

26 marzo 2022

LA PAROLA DI OGGI È “FAIDA”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Dall’antico germanico medievale fu importata la parola <<fehida>> (inimicizia), che nell’ordinamento di quella gente consisteva nel diritto codificato, e con regole ben precise di ritorsione, per le quali tutti i parenti della vittima partecipavano al ristabilimento della parità dell’offesa, secondo il principio dell’ “occhio per occhio, dente per dente”. Fu il re longobardo Rotari, che con il famoso editto del 643 d.C., ammise il “guidrigildo”, cioè la possibilità che l’offesa potesse essere sanata non solo con un’azione fisica violenta, bensì  anche con un risarcimento in denaro.  Con Federico II (1235) l'esercizio del "diritto di faida" veniva sottoposto a precise formalità, e questa doveva essere preceduta da un annuncio scritto. Con il rafforzarsi del sistema statale, la faida perse ogni legittimazione giuridica, e nel 1494 fu abolita definitivamente dall’imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano d’Asburgo, nella dieta di  Worms.». Umberto Canovaro

20 marzo 2022

LA PAROLA DI OGGI È “FIASCO”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «In Toscana soprattutto, conosciamo bene l’oggetto analizzato questa settimana: il recipiente dove tenere il vino. Ma non è sempre conosciuto che il fiasco fosse anche e soprattutto un’unità di misura, proprio sul nostro territorio regionale, assieme al barile (20 fiaschi) e altre misure. Prima dell’introduzione del sistema metrico decimale, era questa l’unità di misura, che equivaleva – a seconda delle zone – da 2,08 a 2,28 litri. E poteva essere fiasco da vino, ma anche fisco da olio. Al vocabolo vengono date due origini: la prima, latina, da <<vasculum>>, che sarebbe un diminutivo di vaso; l’altra, forse più attendibile visto che la si trova anche nei dialetti celtici, la farebbe discendere dal germanico <<flaskun>>, XIII secolo, medesimo significato. “Fare un fiasco”, si dice perché il fabbricante di vetro soffiato, quando sbagliava qualche ingrediente anziché fare qualcosa di bello, riduceva il prodotto a qualcosa di simile ad una vescica o a una bolla d’aria». Umberto Canovaro

12 marzo 2022

LA PAROLA DI OGGI È “PANDEMIA”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Una parola con la quale stiamo purtroppo convivendo è pandemia, derivante dal greco antico e formato da due termini: <<pan>> (tutto) e <<demios>> (popolo), inteso come il rapido diffondersi di una malattia su scala globale, e di conseguenza, che coinvolge gran parte della popolazione mondiale. Lo strano è che Pandemio e Pandèmia erano, nell’antica Grecia, gli epiteti di Eros e di Afrodite, in quanto divinità dell’appetito e dell’amore sessuale: forse proprio perché “di tutto il popolo”? È un termine molto vicino a “epidemia”, che vale invece <<sopra il popolo>> (epì) = sopra, cioè "che incombe sopra il popolo". I due termini sono usati in medicina per indicare la diffusione localizzata ad una o ad alcune aree geografiche di una malattia infettiva, nel caso di epidemia; la sua diffusione a livello intercontinentale o mondiale, nel caso di pandemia». Umberto Canovaro

5 marzo 2022

LA PAROLA DI OGGI È “ORTODOSSIA”… Le parole dal passato, analisi e etimologia

umbertocanovaro@ - «Quando vogliamo aggettivare coloro che seguono una disciplina o ideologia in modo ferreo e pedissequo, usiamo dire che sono ortodossi, mutuando il termine dalla religiosità. Ma perché si dice così? Il termine deriva dal greco antico <<ortodox>>, composto da <<ortos>>(retto) e <<doxa>> (opinione): la retta opinione, quindi. Si tratta di una parola molto alta ed elegante, che rappresenta l’adesione perfetta ad un paradigma, ad una credenza, l’osservante accettazione di una dottrina che studiosamente non si porta mai fuori dal suo alveo. È in quest’ottica che si legge il nome della Chiesa ortodossa: con lo scisma del 1054 e la separazione dalla Chiesa di Roma, i patriarcati dell’est ritennero di restare quelli che più fedelmente rispecchiavano la dottrina cristiana; perciò si dissero ortodossi. Infatti la rottura di quell’anno, avvenuta attraverso le reciproche scomuniche del Papa Leone IX e del Patriarca di Costantinopoli Michele I, fu uno evento ampiamente preparato da un progressivo distanziamento che era avvenuto fra oriente e occidente circa questioni teologiche, ma anche politiche». Umberto Canovaro