umbertocanovaro@ - «La settimana scorsa ci siamo
occupati del wafer, il “fru–fru” (come si dice a Rio), rilevando come la Chiesa
Copta adottasse una sorta di wafer bianchissimo e rotondo -mutuato dagli arabi
(qarab), quale pane azzimo reso croccante e dolce. Da qui all’ostia cristiana,
il passo è davvero breve. Ma perché questo nome? La derivazione è latina, da
<<hostis,>> (nemico). Era invalso agli albori dell’antichissima
Roma, che i prigionieri nemici diventassero spesso vittime da scarificare agli
dei pagani. Nel linguaggio ecclesiale, Gesù Cristo, offertosi come vittima e
sacrificandosi sulla Croce per espiare i peccati dell’umanità, si manifesta
nell’ostia consacrata, quale Agnello immolato.
Nel XII secolo, i monaci producevano due tipi di ostie: una consacrabile
con sopra impressa una croce oppure il cristogramma IHS, e un’altra –
commerciale – da vendere ai fedeli come <<alimento di astinenza>>,
in quanto esente da grassi, latte, uova». Umberto
Canovaro
