lomarchetti@ - «Mario,
per tutti i paesani Marietto, era un geometra della società mineraria e che
vicino alla pensione, decise di costruire una villetta per la sua famiglia,
avrebbe finito di pagare il mutuo con la liquidazione. Un fabbricato con piano
terra e primo piano: sotto la zona giorno con la cantina e un suo studiolo, sopra
le camere da letto e i bagni. Eravamo nei primi anni '60 e anche sull’Isola s’iniziava
a usare il cemento armato per le costruzioni civili, e non solo per quelle
militari e industriali, com'era avvenuto fino allora. Per il nostro geometra si
pose il problema di chi avesse potuto fare i calcoli del cemento armato, indispensabili
per essere in sicurezza: “la prudenza non è mai troppa”. Quindi pensò di rivolgersi
ai suoi amici ingegneri che di calcoli ne avevano fatti e ne facevano ancora per
costruire gli impianti industriali del dirimpettaio stabilimento siderurgico. Il
fabbricato fu avviato e Marietto, giorno dopo giorno, vedeva come questo
prendeva forma, e lui se la guardava affascinato. Finalmente arrivò il grande
giorno: avrebbero tolto il legname usato per le armature. Marietto, per festeggiare si procurò due
fischi di “vino bòno”, comprò due pacchi di pastine Marie e invitò alla cerimonia anche un capomastro in pensione, suo
caro amico. Tolte le armature, i due amici entrarono in quello che sarebbe diventato
il salotto di riguardo. Il vecchio capomastro, chiotto chiotto, si avvicinò all’orecchio del nostro
geometra e gli sussurrò: “Marie’ da retta
a ’no schiocco: io per agguantà il solaio du’ pezzi di rotaia ce li metteréi!”.
In paese le rotaie venivano riutilizzate come longherine, travi di sostegno, che
in quel tempo se ne trovavano assai perché la società mineraria stava
smantellando la rete ferroviaria interna a scartamento ridotto, sostituendo il
trasporto del minerale con i camion».
Lorenzo M.
