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(ora uniti) pubblicati su ilVicinato.it il 6 e 7 ottobre 2016 - Fonte
notizia quinewselba.it – Luca Lunedì: «Un anno di osservazioni e centinaia di
misurazioni compiute da due università (Firenze e La Sapienza di Roma) che
hanno lavorato in parallelo hanno finalmente gettato luce sulle cause degli
sprofondamenti al Piano di Rio. Non si può parlare di sinkhole propriamente
detti, bensì di un fenomeno erosivo dovuto a un reticolo idrico sotterraneo
presente alla profondità di 10-15 metri che raccoglie le infiltrazioni di acqua
superficiale e corrode sistematicamente il terreno in alcuni punti ben precisi.
E se da una parte conoscere la malattia è il primo passo per arrivare a una
cura, proprio la scoperta che il reticolo idrico si espande per tutta la valle
del Riale, se pure la zona rossa è stata drasticamente ridotta, fa pensare che
la soluzione richiederà tempo e soldi in misura considerevole. In ordine di
rilevanza si parla di un'infiltrazione naturale e antropicamente indotta di
acque superficiali in corpi a permeabilità differenziata con creazione di
sovrapressioni ed erosioni sotterranee occorrenti nei corpi stessi (paleoalvei)
o lungo strutture antropiche sepolte e interrate. In seconda battuta resta la
possibilità di sinkholes propriamente detti secondo meccanismi di dropout
innescati dall'alto o dal basso. Questa ipotesi non può essere esclusa ma resta
in subordine rispetto alla prima. La causa principale è stata identificata
nelle condizioni geologiche del Piano di Rio, innescate dalle infiltrazioni di
acqua ma sono state elencate una serie di concause: “Disarticolazione della rete
di drenaggio a causa delle interferenze con il sistema infrastrutturale e con
il costruito, carenze nella manutenzione del sistema di drenaggio superficiale
e prelievi non controllati da parte dei privati”. L'attività dei pozzi è, al
regime attuale, sostenibile. Se aumentasse non potremo dare la stessa sicurezza
ma è un fenomeno che rientra nelle concause, non nelle cause principali. Quello
che si evince è dunque la necessità di regimare il reticolo idrico superficiale
di tutta la vallata del Riale che fa confluire le acque nei fiumi sotterranei,
in questo modo si eviterebbe l'accumulo di pressione e l'erosione che porta
agli sprofondamenti. Un'opera molto vasta e soprattutto dispendiosa per la
quale i due sindaci intendono coinvolgere in prima persona l'assessorato
regionale».
