13 settembre 2026

COZZE, SAPETE DA DOVE ARRIVANO? ATTENZIONE ALL’ETICHETTA…

ilVicinato@ - Fonte notizia stampa specializzata - «Quando si vanno a comprare le cozze fresche, i nostri “muscoli”, raramente prestiamo attenzione all’etichetta obbligatoria. Questa riserva informazioni interessanti, per esempio si può scoprire che la maggior parte delle cozze proviene da allevamenti e non dalla pesca, che molte arrivano dall’estero, in particolare dalla Spagna, e che non sono tutte uguali.In commercio, infatti, se ne trovano di due specie: le Mytilus edulis, le cozze atlantiche che tuttavia sono coltivate anche in Italia; le Mytilus galloprovincialis, che sono tipiche del Mediterraneo. Una differenza non da poco, tanto che la legge riserva la denominazione “cozza” solo alle Mytilus galloprovincialis (le mediterranee) mentre le Mytilus edulis (le altre) sono etichettate come “cozza atlantica”. Se nell’etichetta compare il logo europeo della Dop (Denominazione di origine protetta) allora la cozza non può essere la sola che in Italia ha ottenuto questo riconoscimento dalla Ue anche perché è l’unica 100% italiana tra quelle allevate nel Delta del Po. L’allevamento delle cozze è molto diffuso in Italia: dal Friuli alla Liguria, dal Veneto alla Sardegna, dalla Romagna alla Puglia. Ed è considerato, anche da Slow Food, una forma di acquacoltura molto sostenibile, perché questi molluschi si nutrono dei microrganismi presenti nell’acqua e non hanno, quindi, bisogno di mangimi. Ma anche perché le cozze e tutti i molluschi bivalvi hanno una conchiglia divisa in due valvole filtratrici che mettono in circolo nutrienti e sedimenti importanti per altre specie e contribuiscono alla biodiversità delle acque. Inoltre non emettono anidride carbonica, ma anzi la trattengono e la utilizzano per fabbricare i gusci».